Accertamenti (di Andrea Benedino)

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Milano, 2014 (iPhone)

E’ una questione di ordine pubblico. Stare fermo in un parco, immobile come una statua, vestito di bianco, come il colore della purezza e della saggezza. Fermo in attesa dei passanti, con lo sguardo fisso in avanti, esposto agli sguardi della gente, sguardi di curiosità, di sfida o di indifferenza, senza poter ricambiare. Fermo in attesa di una monetina o anche solo di un sorriso, concentrato nella mia fermezza, sguardo fiero. Restare fermi, e intanto pensare alla mia vita, a come ci sono finito qua in questo parco, con la faccia dipinta di bianco, con il mio bianco costume, a fingere indifferenza.

“Documenti, prego!” chiesero le due guardie. Una smorfia compare sul mio volto, una smorfia di stupore. “Ma lei ce l’ha il permesso di stare qui?”. Il permesso, già. Eppure mica disturbavo nessuno, mica turbavo l’ordine pubblico. Ero semplicemente fermo in un angolo del parco, fermo immobile ed in silenzio, ad osservare la gente attorno a me, come una statua.

Nelle lunghe giornate che ho passato qua, quante ne ho viste! Dal piccolo spacciatore che con metodicità organizza ogni giorno i suoi piccoli traffici per rifornire i suoi giovani clienti: chi lo cercava, sempre al solito posto lo trovava, vicino alla solita siepe, dentro cui nascondeva le dosi di veleno che vendeva al prossimo. Ma è un ragazzo come tanti, non dà nell’occhio e non disturba e quindi non c’è motivo per cui le forze dell’ordine debbano disturbarlo. Oppure la maleducazione dei giovani bulli che se la prendono di volta in volta con una vittima diversa: dalla ragazza da importunare, al ragazzo handicappato o effeminato, o anche solo con il compagno più debole da deridere e derubare. Ma sono solo ragazzi, cosa vuoi che sia, mica possiamo fermare chiunque per qualunque ragazzata! E da che mondo è mondo esistono ragazzi più “esuberanti”, prima o poi troveranno la loro strada da soli.. Oppure quel signore che un giorno ha aggredito la moglie in mezzo alla strada, con una violenza verbale incredibile, strattonandola. E tutti presi dalla loro indifferenza, e nessuno che è intervenuto.

Invece io, nella mia fiera fermezza, nel mio rivoluzionario candore, nella mia tunica immacolata forse dò troppo nell’occhio. Sarà per questo che le guardie se la prendono con me, e mi affrontano in due, ignorando tutto il resto, come se il problema fossi io, unica nota ordinata in un mondo disordinato. “Ma lei ce l’ha il permesso?”. Già, il permesso.. Perché è una questione di ordine pubblico che non può essere tollerata.

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