Un così bel posto (di Fabrizio Rondolino)

Cascate dell'Iguazù Brasile/Argentina/Paraguay, 1995

Cascate dell’Iguazù Brasile/Argentina/Paraguay, 1995

C’è da dire che la sabbia passa da una parte all’altra della clessidra per via della forza di gravità: è la forza di gravità che fa scorrere il tempo. È la materia, è il peso, è la terra che fa scorrere il tempo inesorabilmente verso il basso. Noi all’inizio siamo in alto, quando noi veniamo alla luce e finalmente siamo nati e il tempo comincia la sua discesa trionfale, noi siamo in alto, molto in alto – e poi inesorabilmente siamo trascinati giù verso il basso dalla forza di gravità, siamo trascinati in basso qualunque cosa facciamo, e quando tocchiamo terra il tempo finisce e noi moriamo, noi siamo già morti. Non per caso gli angeli e gli dèi sfuggono alla forza di gravità: dimorano in alto, molto in alto, nelle sfere celesti, perché la forza di gravità non può nulla su di loro, e così neppure il tempo ha alcun potere, ed è per questo che sono angeli e dèi e non uomini mortali, e il momento presente è il loro paradiso. Tempo e forza di gravità sono dunque una stessa cosa, lo dimostra la clessidra e lo dimostrano i nostri lineamenti mentre invecchiamo e lo dimostra Iguazù: su questo non ci può essere dubbio.
Sospesi fra il cielo della nostra nascita azzurrina e il fiume inferocito, fra la cima del monte e la terra che ci sta aspettando, dobbiamo insomma riuscire a vivere prima di schiantarci al suolo – e più saremo leggeri, più a lungo durerà la caduta.
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