Cavalletto (di Stefano Genovese)

Milano, 2013

Milano, 2013

E anche questo week end andrà a finire come gli altri, ci giurerei, potessi cascare secca qui per terra: e una volta doveva lavorare al Piano Industriale da consegnare il lunedi, e un’altra volta c’era la convention dei dipendenti aziendali alla fiera di Rho, un’altra volta faceva un po’ freddo e non se l’è sentita.. Alla fine lo so: non si esce mai, si rimane a casa e si fanno solo dei gran progetti: la prossima estate andremo.., poi faremo.., ..ti comprerò questo, ti comprerò quello…
Al massimo arriviamo al bar il sabato mattina, vediamo i suoi amici e mi tiene lì a sentire le loro cazzate, “io facevo tutto corso Como su una ruota, se non me lo chiudevano pedonale te lo rifacevo adesso..”, “io invece facevo proprio fino al casello di Como su una ruota, e smontavo anche quella davanti, per non sbagliare..”.
E poi, vedeste come si concia?! Quando l’ho visto per la prima volta era appena uscito dal lavoro, vestito bene, mi era sembrato anche molto carino.. quando è venuto a prendermi per la prima volta, invece, avrei dovuto cominciare ad avere dei sospetti. Sembrava il giustiziere della notte: gilet di pelle, borchie, teschi… Ma il massimo della vergogna l’ho provata due mesi fa. Era fine agosto, viene a prendermi per andare al solito bar. Mi viene incontro sorridente, maglietta nera, sobria, piccolo marchio HD. Stavolta neanche male, dico tra me. Mi passa accanto, monta in sella e sulla schiena mi appare una enorme scritta bianca: “if you read this, the bitch has fallen”. Non ci ho visto più. Ma quanto sarà sfigato, ‘sto qui?!
Tra l’altro, avessi mica capito che lavoro fa…? Si dà un sacco di arie, quando parla del suo ruolo…”Io qui, io li, il capo mi ha detto, poi gli ho risposto…” La verità è che non mi sembra uno che conti un granchè. D’altra parte non sono mai stata molto fortunata, con gli uomini. In particolare con voi italiani. Ce ne fosse mai stato uno che mi abbia capita davvero. Eppure non ci vuole una laurea in psicologia: sono nata a Milwaukee molti anni fa, e sono fatta così: non corro, non mi piego, non freno neanche con le bastonate. Punto. Sono nata per andare dritta sui grandi rettilinei degli States, per andare da un motel a un drive in, dove mi annuncio a distanza di chilometri facendo un gran casino. So andare soprattutto dritta, cavolo, dritta! Invece qui da voi la domenica mi portano a fare il giro in collina, al lago, qualcuno si avventura sui passi in montagna… (Di solito lo fanno solo per raccontarlo al bar, qualcuno più pratico finge di averlo fatto davvero). Ve lo dico una volta per tutte: le curve non mi piacciono, mi fanno sentir male, il lago mi fa tristezza e farmi superare dalle motociclette vere mi umilia anche un po’. Mettiamoci d’accordo: si resta al bar, voi dite quel che volete ai vostri amici, che siamo stati pure a Capo Nord in maglietta e gilet di pelle, eccetera. Io farò finta di non aver sentito. 
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