Tutti i colori del verde (di Claudia Castellucci)

Marocco, 1990

Marocco, 1990

Quando Claudio mi ha chiesto di raccontare la sua foto ne sono stata contenta.
Molto tempo fa abbiamo condiviso una quotidianità fatta di utopie e qualche velleità. Eravamo giovani, forse troppo ingenui, ma veri.
Ho trovato bello che, attraversando la distanza degli anni, mi chiedesse una cosa tanto personale;  che, mettendo a nudo un pezzo di sé, mi mostrasse la sua sensibilità e mi chiedesse di fare altrettanto.
Non so perché abbia scelto per me questa foto (ammesso che ci sia una ragione), ma è curioso dato che il Marocco è un paese a cui sono legata da ricordi belli e amicizie importanti.
Con quella “bruciatura” di luce al centro la foto è incongrua.  I colori sono alterati da quella sovraesposizione;  il verde (forse dell’Atlante) diventa un colore metafisico che non identifica uno spazio geografico preciso ma uno stato dell’anima.
Il verde è quiete, equilibrio, armonia? A me in questa foto colpisce il giallo.
Ovviamente non so quale fosse lo stato d’animo di Claudio quando la scattò, né perché abbia deciso di intitolarla in questo modo, ma se nella foto prevalesse il verde prevarrebbe la  staticità. L’armonia deve per forza essere statica… chi vorrebbe allontanarsi da un senso di appagatezza dell’anima?!?..
Ma ecco il giallo… l’energia dissonante è esternata, e con essa nervosismo e vitalità, solitudine,  grandezza d’animo e fragilità.
Questo mi evoca il Marocco di Claudio,  che poi non è altro che il luogo della sua anima.
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