La partita (di Rudi Ghedini)

Sao Bernardo Do Campo, Sau Paulo, Brasile, 1996

Sao Bernardo Do Campo, Sau Paulo, Brasile, 1996

Si può giocare sempre e ovunque: ecco a cosa mi fa pensare questa foto.
Si può giocare a calcio con qualunque oggetto che rotola, qualunque tipo di scarpe e di terreno, non vediamo le porte, le immagino fatte con due copertoni o qualche mattone raccattato in un cantiere lì vicino. Mi stupirei, se ci fosse la traversa, sono sicuro che non c’è la rete: dopo ogni gol, qualcuno dovrà andare a recuperarlo, il pallone.
Perpendicolare, micidiale, la miseria incombe: la favela cresce su stessa, fin quasi a coprire il cielo, disordinata e densa di un’umanità invisibile, punteggiata dalle immancabili antenne televisive.
Ma la tenuta da gara è elegante, il bordo colorato dei calzoncini e il numero sulla schiena fanno capire qualcosa dell’identificazione fra Calcio e Brasile, e ancor più sintomatico è il gesto rituale in cui sono impegnati i due protagonisti al centro dell’immagine.
Un confronto diretto, un duello cavalleresco, un’incruenta sfida al’OK Corral.
Un dribbling.
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