Il galata morente (di Massimo Cattabriga)

Roma, 2013

Roma, 2013

Un minuto fa mi sentivo invincibile.  Bellissimo, come sono, alto, muscoloso. Il mondo ai miei piedi. Un re, un dio.
Ora invece, inaspettatamente, schiacciato a terra, accasciato. Il mio corpo armonioso e agile è diventato pesante e immobile.
E io, non oso neanche rialzare lo sguardo  per cercarti.
So che ci sei. Non ti vedo ma ti sento, da qualche parte dietro di me.
Non so cosa stai per fare. Puoi ferirmi, aggredirmi, umiliarmi, consolarmi, esaltarmi indifferentemente. Non provo neppure a immaginare cosa stia per accadere.
È al di fuori della mia intelligenza immaginare il futuro, soprattutto il mio, così dipendente dal tuo desiderio, così imperscrutabile e dolorosamente inaccessibile.
Rimango qui e attendo qualcosa che agirà su di me, perché so che sta per arrivare e l’aspetto, con apprensione.
Ma so che verrà un giorno, lo sento da tempo, un giorno nuovo, che saprò decidere cosa voglio, e  avrò il coraggio di girarmi verso di te e di sorriderti, e di importi la mia bellezza, e forse anche, se vorrò, il mio amore.
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