Trek, Pierre 17 (di Luca Di Bartolomei)

New York, 2012

New York, 2012

C’è un uomo che guarda.
Un uomo di colore, in piedi, appoggiato al parapetto e voltato di spalle fermo ad osservare il fiume sul quale sembra attendere che qualcuno o qualcosa passi su di esso.
Magari era uno che lavorava in finanza e dopo la crisi dei Subprime è stato licenziato ma siccome aveva mantenuto tutte le conoscenze nel giro dei colleghi era finito a fare lo spacciatore per portare i soldi in famiglia.
Eddai cazzo!
Se sei negro in America devi per forza conoscere qualche spacciatore e alla fine, perché lo sappiamo come va a finire, negli Stati Uniti, tutti i neri prima o poi qualche cazzata la fanno.
E se non stesse attendendo nessuno?
Se stesse solo osservando il panorama?
Magari percorre tutti i giorni questa striscia lungo l’Hudson ma solo oggi, per la prima volta, si è fermato a guardare il bagliore del sole che illumina la vecchia parte industriale della NY anni 40.
Lì non c’è Skyline.
La luce del tramonto incendia i mattoni dei caseggiati popolari che si alternano agli opifici nell’indefinita sequenza del river.
Venti anni fa, al posto di quel bellissimo food store vegano da 8 vetrine sotto al complesso dei Loft appena ultimati, c’era un dormitorio – semiufficiale, semiautorizzato, semipulito – che ogni notte si affollava di tutti i barboni della zona.
L’odore di piscio e vomito lo sentivi prima di girare l’angolo.
Venti anni fa, quando era andato al college con l’aiuto della comunità della Chiesa evangelica, e prima di farsi strada con la sua società di software.
Forse oggi, vent’anni dopo, quell’uomo di spalle si è accorto tutto di un colpo di quanto il suo distretto gli sia cambiato intorno.
E quanto lui sia cambiato con questo.
Ma se poi la storia fosse diversa? Magari si è fermato solo per osservare quella ragazza col buffo cappello che poco fa, mentre era in bici, ha visto passeggiare per la prima volta in vita sua.
Vedendola ha avuto uno strano déjà vu: quello strano cappello di paglia grigio chiaro a fascia larga più intonato ad una spiaggia caraibica che ad un contesto urbano.
Mai vista prima e pure gli sembra di conoscerla da tanto.
E se invece  fosse solo un modello che è posa per la pubblicità della bicicletta?
Adesso che ci penso un attimo ma davvero mi interessa sapere chi è o perché si trova lì?
Forse, forse ho trovato!
Il significato ultimo della foto è questo: osservare meglio la vita a noi e renderci conto che non possiamo andare avanti fingendo di non accorgerci degli altri per comodità.
Ecco si, deve essere così…forse no.
Alle 4.49 del mattino tutto è stato più chiaro.
Scrivere qualcosa di sensato entro le tremila battute su una foto senza titolo è fottutamente complesso e quindi dovendomi inventare qualcosa vi ho portati fin qui.
Punto.

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