Dervisci danzanti (di Gaia Bermani Amaral)

Istanbul, 2012

Istanbul, 2012

Ed ecco il circo, l’ipnosi, il caleidoscopio, il nano, il muetzin, le spezie, il kajal, lo scorpione, l’odore dei tappeti antichi, il tè alla menta, la fiamma della candela, il canto e il silenzio, la maestria dei saggi, e il maschilismo.
Le donne stanno a guardare nascoste al di là del legno intarsiato sullo sfondo. Restano con i loro capi avvolti nella seta, l’henné sulle mani, il terzo occhi dipinto sulla fronte, spettatrici di un destino millenario.
Gli specchi non riflettono, sono pece liquida. La musica è immobile come quelle figure che oscillano all’infinito ferme su se stesse.
Il rigore nel folclore è più forte. Più forte della musica che non riesco a sentire. Forse perché anch’io sono donna e il buio oltre la grata si prende tutto.

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