La fila (di Marianna Madia)

New York, 2012

New York, 2012

Trovo che ci sia molta ironia nell’inviare proprio a me un’immagine di persone apparentemente in coda. Scena di finzione? Estratto di vita quotidiana non sfuggita all’occhio di Claudio? Chi sono le persone in fila? Siamo tutti in attesa? Chi di un autobus, come nel caso della foto (forse), chi di una riforma che semplifichi la nostra vita? Un gioco perfettamente indossato dalla città dello scatto: New York: un vero e proprio set a cielo aperto, di cui crediamo di conoscere ogni angolo per averla vista in centinaia di film e in tante serie tv.

Penso che ciascuno di noi abbia vestito  i panni della signora che, in attesa, tranquilla legge il suo libro, dopo avere fatto la spesa al mercato, carica delle sue borse, ignara dei suoi bodyguard di cartone alle spalle.

E’ importante mantenere uno sguardo ironico sulle cose: altrimenti il tempo dell’attesa di un autobus  o quello del proprio turno, magari in un ufficio pubblico, può diventare insopportabile (e spesso, purtroppo, lo è).  Ma sui miei occhi che guardano la foto, il sorriso lascia lo spazio alla preoccupazione: chi, come me, ha la responsabilità di partecipare alle scelte della politica, ha il dovere di fare qualcosa affinché anche i momenti di vita “normali” possano essere migliori di come lo sono oggi per le persone. Sono minuti – sempre troppi – che devono diventare più sereni, meno pesanti e faticosi. Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi, la tecnologia ci aiuterà, ma non basta, ci devono essere la consapevolezza e il concorso di tutti: di chi scrive le norme e deve vigilare affinché vengano attuate, di chi presta i servizi e si deve sentire di rappresentare la pubblica amministrazione, senza fermarsi alla ‘risposta più semplice’. Ma anche le cose più serie e complicate devono prevedere un tempo per l’ascolto delle opinioni di tutti e un tempo per la decisione. E poi dobbiamo tutti insieme cambiare veramente le cose, perché è importante che ‘restare in coda’ non sia più la metafora di un sistema che non funziona e di un Paese sempre in ritardo… e questo lo dico senza nessuna ironia.

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