La trattativa (di Luigi Politano)

Marocco, 1993

Marocco, 1993

Nasser colse il momento esatto dello scatto della mia Nikon. Dalle spalle del “giovane Gassman” non distolse per un solo attimo i suoi occhi da me. Mi sentii subito un povero sciocco inopportuno. Ma cosa stavo cercando? Perché scattare quella foto… Erano solo un ragazzo e due adolescenti ad un mercato assieme a dei clienti. Una notte di vino e di passione con una donna rende davvero talmente idioti? Ma che diavolo pensavo di fare…

* * *

Il primo a parlarmi di lui fu il vecchio Jasser. Qualche anno prima. Mi raccontò la storia di un giovane che contrabbandava la merce più rara e preziosa al mondo. Un vero e proprio tesoro. Scomparso da tempo dalle terre del deserto che si spingono fino al Mediterraneo, questo bene così prezioso e misterioso era l’essenza stessa della terra scaldata dal sole e del fresco del vento al mattino. Nessuno sapeva di preciso cosa fosse. Si sapeva solo che alcuni avventurieri, negli anni, fossero impazziti durante la sua ricerca. E altri ancora impazziti dopo averlo trovato senza capirne la reale essenza. A quanto pare solo Ahmed – così si chiamava il ragazzo – ne conosceva il segreto, assieme alla sua donna e ai suoi compagni.

Mentre gli ultimi sacchi di spezie, tuberi e merci di ogni genere venivano venduti sotto gli occhi di compratori e avventori capitati lì per caso o per altra precisa ragione, qualcosa attirò la mia attenzione. Un uomo si muoveva a piccoli passi con l’aria di un predone in cerca di guai. Con quel suo berretto bianco, non doveva avere più di cinquant’anni. E mi fu chiaro osservando il modo in cui incrociò lo sguardo di un altro uomo, quello che stava cercando. E stava cercando proprio lui.

Avevo finalmente trovato Ahemd, il giovane Gassman con i suoi baffi neri. La donna aveva ragione e Jasser non doveva essere poi così pazzo.

Ormai tutti lo chiamavano “الشباب Gasman” – giovane Gassman – per la somiglianza con l’attore Italiano che vedevano in tv grazie al satellite.

Ahmed di quella somiglianza si vantava e sorrideva avvolto da quei baffi da divo, dandosi un tono da star. Il resto lo facevano il deserto e le persone che incontrava. A me sembrava tutta una finzione e una specie di leggenda a buon mercato per turisti in cerca di chissà quali storie da raccontare al loro ritorno.

Una merce rara tra le merci più rare e preziose…

Quella mattina al mercato c’era un’aria strana.

Non sapevo bene cosa avrei trovato o scoperto. Non sapevo neanche cosa cercare. Sapevo solo che dovevo esserci e che avrei dovuto fidarmi delle parole di una donna conosciuta per caso, una settimana prima, e da cui pensavo di dover ricevere solo un rifugio per la notte e del vino fresco. Ma non andò così.

Sentire quel nome in quella strana locanda fu come una tempesta di sabbia che si abbatté all’improvviso sul mio viaggio. Le storie che a volte ritornano. Ma non avrei mai pensato ad una simile dovizia di particolari. Lei lo aveva incontrato e conosciuto, non era una leggenda per turisti del vecchio Jasser. Dovevo trovarlo e capire.

Ahmed parlava, e i suoi ragazzi non lo perdevano mai di vista.

Nasser, con il suo sguardo da bimbo sospettoso e i capelli arruffati nero corvino su quel volto meraviglia bruciato dal sole, era solito fare sempre un giro del mercato per guardarsi attorno e stare più tranquillo.

Arif, invece, portava sempre un berretto bianco di lana su quella testa piccola piccola. Lui era sempre alle spalle di Ahmed, non lo perdeva mai di vista. Mai. E mentre uno controllava tutto attorno, l’altro faceva in modo che ciascun sacco fosse al posto giusto in ogni momento. Per avere a portata di mano ciò che poteva essere visto e sentito da tutti, e ciò che tutti conoscevano ma che nessuno ricordava più.

Il loro non era il modo di chi si deve guardare le spalle per difendersi, o quello di semplici mercanti cresciuti in quella polvere.

Poco più che adolescenti, erano inseparabili. E per quella merce tanto preziosa si sarebbero fatti uccidere assieme ad Ahmed.

Ahmed sapeva bene che dopo ore sotto quel sole cocente, Jasmina lo avrebbe aspettato a casa per assaporare assieme il profumo delle spezie. Quelle con cui avrebbero lavato i loro corpi e quelle con cui avrebbero condito il loro pasto.

Pensava a lei mentre quella contrattazione continuava.

Il deserto ti impone delle regole di rispetto e senso di appartenenza. “Chi percorre sentieri di sabbia e terra e non è un mercante, o è un bandito predone o un cercatore”, gli diceva sempre suo padre. E ad Ahmed questa spiegazione era piaciuta talmente tanto, che crescendo incarnava tutte e tre i ruoli in maniera disinvolta e consapevole. La strana trinità del deserto, così amava descriverla ai suoi compagni.

Il viaggio nel deserto per arrivare al mercato inizia all’alba, quando l’aria ti permette di affrontare una strada di sabbia e rocce di quasi due ore. Tra quelle stesse rocce tinte di poesia e quella stessa sabbia piena dei ricordi delle carovane e del tempo passato, Ahmed si sentiva libero. Libero come ogni uomo dovrebbe sentirsi. Fu in uno di quei mercati che conobbe Jasmina e assieme a lei la preziosa merce che contrabbandava. E fu sempre durante uno di quei mercati che il predone bandito si fece da parte per dare spazio al cercatore. Un cercatore che torna ad essere un fuorilegge, per continuare la sua ricerca e il suo viaggio. Lui mercante lo era comunque sempre stato, come suo padre. E non occorreva rinunciare ad esserlo. E questa non è per nulla un’altra storia.

L’incontro avvenne sotto gli occhi di tutti.

Come se fosse una cosa naturale.

Ed era la cosa più naturale del mondo, in effetti.

L’uomo arrivò dritto da Ahmed. Sapeva dove andare. E lo sapeva bene. Lo stava cercando da mesi, anche se il mercante cercatore bandito non si era mai mosso dal Marocco e da quei luoghi.

Nel frattempo altri due, probabilmente guardaspalle più giovani del primo, arrivarono dai lati opposti e tutti e sei si ritrovarono attorno a quei sacchi pieni di radici e spezie.

L’uomo si chiamava Ismael. Un bandito Magrebino che conosceva il deserto come le sue tasche e che voleva donare a suo padre, ormai quasi in punto di morte, quella merce preziosa che solo i vecchi forse ricordavano ancora. Il padre lo mandò a cercare quel ragazzo che somigliava a Gassman, ma Ismael non capiva e non sapeva.

Ismael continuava a osservare quei sacchi. Sguardo basso, provava a scrutarne l’interno mentre Ahmed sorrideva e parlava.

Dopo poco si sedettero attorno ad un pentolino poggiato in terra in cui stavano preparando del the. Impazienti e in attesa del tramonto, aspettavano che l’acqua bollisse. Pian piano.

Provai ad ascoltare a distanza:

“Ahmed”, lo esortava, “dimmi la verità. Cosa avrai di tanto prezioso in questi sacchi?” Il giovane Gassman voltandosi sorrise e disse: “finalmente hai trovato il coraggio di voler capire”.

“Cosa dici, in che senso? E poi come fai a sapere cosa voglio, è stato il mio vecchio padre a mandarmi qui da te. Ma dove mai potete esservi incontrati tu e lui? Come può sapere di te che hai la metà dei miei anni e lui non lascia la nostra casa da prima che io nascessi?”

Ahmed sorrise senza rispondere alla domanda.

Poi, continuando a sorridere, gli chiese se fosse interessato alla merce e se era pronto a rischiare. Quella roba poteva farti diventare pazzo. Pazzo davvero.

“Ma di cosa si tratta, si può sapere?”

“Io vendo spezie, lo sai. Ma quello che ho, è prezioso più di quanto si possa immaginare. Rende tutto magico e, al sol respiro, il deserto si trasforma in mare sconfinato e rocce.”

“Ma quanto costa questa follia che mi ha spinto fin qui…?”

“Dipende. Tu quanto sei disposto a spendere per averne un po’?’”

“Prima dovrei capire di cosa si tratta però, non prendo nulla a scatola chiusa. E poi ancora non ho capito di cosa si tratta, magari è una droga che viene prodotta qui… Il fatto che tu venda spezie cosa dovrebbe farmi capire? Non riesco a comprendere quello che mi dici”.

“Siediti vicino a me, ti dirò tutto e assaporerai…”

Nell’attimo esatto in cui si sedette, un gregge di pecore mi passò davanti assieme al suo pastore. Il rumore del loro belare e le urla dell’uomo che le conduceva mi impedirono di ascoltare. La polvere alzata all’improvviso non permetteva più una visuale. Trascorse non più di un minuto. Un tempo sufficiente a concludere quell’affare, a quanto pare. Di fronte a me non rimase nessuno. Nessuno. In lontananza solo il galoppo di tre cavalli verso l’orizzonte con Ismael e i suoi uomini.

Mi avvicinai a quel luogo per capire cosa fosse l’essenza della terra e del vento che porta con se un tesoro talmente prezioso da dover essere protetto così. Qualcosa che la gente aveva dimenticato e che spingeva, viaggiatori cercatori, dal Mediterraneo sino a qui. Non temendo di sicuro di restarne inebriati. Inconsapevoli certamente di poter perdere la ragione pur di conoscere. Rischiando persino la vita per non morire insensatamente con un desiderio così forte e l’idea di sapore antico.

La frustrazione nel guardare questa foto dopo vent’anni torna alla mente.

La risposta era forse dentro quel the?

Ricordo solo che chinandomi vicino ai resti del fuoco che scaldava quell’acqua, non trovai nulla. Forse la memoria m’inganna, ma nulla mi sembrava degno di nota tra quei ceppi bruciati.

Che sia vittima anche io della follia che rende ciechi in cerca dell’essenza tanto magica e speciale dei popoli del Mediterraneo?

Questa storia è stata una follia, come tutto il resto.

In terra c’era solo una piccola foglia di menta.

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