Il ballo (di Fabrizio Berruti)

M'Boro, Senegal, 2010

M’Boro, Senegal, 2010

Potrei stare delle ore a guardare questa fotografia, studiarne la profondità di campo, la prospettiva e continuerei ad interrogarmi sulla corrispondenza  tra l’immagine di quella ragazzina, il suo volto trasognato e l’ombra. E’ la sua ombra? Quel collo fino fino sembra uscito dal Museo del Cinema di Torino, sezione ombre cinesi, un collo lungo  che sostiene una grande testa. E poi  il contrasto tra il suo sguardo e la gioia incontenibile del ragazzo che balla sul materasso o su un tavolo. Mi manca l’audio di una musica così trascinante, ma nella mente si accavallano note travolgenti, totali, in grado di suscitare reazioni così diverse in due persone che sono accanto. Dettagli, come quella maglietta griffata YSL, sicuramente falsa, ma non importa. E a guardare con attenzione vediamo un’altra ragazzina, semi nascosta, dietro, con quegli occhi appena accennati, come rubati ad una luce che non c’è.

Se dovessi dare un titolo a questa fotografia direi: L’ombra che illumina. L’ombra che è come un proiettore al contrario, l’ombra austera e vivace, l’ombra di una piccola principessa.

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