La noria di Hama (di Roberto Giachetti)

Siria, 1996

Siria, 1996

“Ecco, il Giardino vi è dato in eredità per quello che avete fatto” (Corano, 7-43)

Assistiamo nella vita quotidiana a scene che ci accompagnano per anni; quando smettono nella realtà proseguono nel ricordo. Non sono solo immagini, ma anche profumi, abitudini, persino rumori. Una catena di memorie che si perpetua consegnando scene che si sostituiscono le une alle altre destinate all’oblio. Memorie sepolte ma non per sempre; a volte basta poco, come questi momenti di quiete rubati dallo scatto di uno spettatore innamorato in un paese travagliato.

Persone lontane nel tempo e nello spazio ma vicine nei modi e nei gesti, persone felici nell’ozio della festa, cullati dal lento scorrere delle acque e dal tempo segnato dalla ruota immensa di una noria che trasuda una storia che scivola nel mito e nella fede, “Cancelleremo il rancore dai loro petti, mentre ai loro piedi scorreranno i ruscelli”. Un paese antico che ha conosciuto mille stagioni, alla continua ricerca del sogno lontano di una pace seppur fragile. Un paese che ho iniziato a conoscere con una guerra, quella del Libano, e che sempre per una guerra interna o esterna, in nome della terra o in quello di Dio, mi ha ricordato in questi anni la sua esistenza.

La noria della mia vita ha fatto un giro. Oggi i miei figli hanno l’età del mio primo incontro con la Siria ma nulla è cambiato, la pace rimane un fragile desiderio come un sorriso ricamato nelle pieghe del viso per lo scatto di una foto. Un paradosso, in un mondo che si disseta con i versi di un Dio che al dono del libero arbitrio accompagna l’invito a gareggiare tra noi in opere buone “perché un giorno tutti torneremo a Lui”, e “Dio è rapido al conto”.

O forse è il destino dell’uomo vivere una vita senza pace finché la pace non giunge a lui: “Vegna ver’ noi la pace del tuo regno, ché noi ad essa non potem da noi, s’ella non vien, con tutto nostro ingegno” recitano i superbi nel Purgatorio dantesco, una preghiera dei morti per i vivi che “udendo non ascoltano e non comprendono” e per questo sono condannati a cercar la pace nello scatto di una foto.

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